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Brindisi, 18/07/2010
Le Ass. Ambientaliste su copertura carbonile e convenzioni
La notizia dell’autorizzazione da parte del Ministero alla copertura del
carbonile è un atto doveroso che auspichiamo dia luogo ad una rapida
costruzione del manufatto. Meglio tardi che mai.
E’ un primo passo sulla strada, ancora lunga, dell’impegno rivolto a
rendere, in qualche misura, ambientalmente compatibile il colosso energetico
di Cerano. Un cammino verso la necessaria compatibilità che richiede, come
abbiamo più volte sottolineato, la seria riduzione del carbone bruciato in
detta centrale.
Un argomento questo che si lega alla questione delle convenzioni con l’Enel
e col polo energetico in generale.
Il problema non è se le convenzioni debbano essere o no firmate, perché un
accordo tra il territorio e le aziende elettriche è indispensabile e
urgente, ma solo se questa intesa comporta un’apprezzabile riduzione del
rischio per la salute dei cittadini.
Questa condizione è irrinunciabile, in mancanza della quale qualunque
contropartita risulterebbe inaccettabile dal momento che il diritto alla
salute non può essere oggetto di alcuna contrattazione.
Sinora vi è stato solo l’annuncio della volontà di firmare al più presto le
convenzioni, ma chi si attivato a fare queste sollecitazioni non ha
accompagnato le medesime all’indicazione degli obiettivi da perseguire.
Certo, sono importanti le cosiddette ricadute positive sul territorio ma
esse vengono dopo le esigenze della tutela della salute e devono essere
specificate e rese note perché i cittadini possano, in qualche modo, far
sentire la loro voce su problemi che li riguardano direttamente.
Il PEAR stabilisce un abbattimento del 30% del carbone usato, ed è proprio
da questa indicazione che occorre partire. La riduzione del carbone deve
essere effettiva e consistente perché non sono ipotizzabili, in materia,
“compensazioni” di sorta anche in considerazione che la Puglia è la prima
regione italiana nella produzione di energia fotovoltaica con 161 megawatt
installati e primeggia anche nell’eolico. Primati questi che non hanno
prodotto la benché minima riduzione, neanche simbolica, di carbone.
Attendiamo, quindi, non ulteriori dichiarazioni sulla necessità di firmare
il prima possibile le convenzioni, ma auspichiamo invece che vengano resi
noti i presupposti irrinunciabili per la firma delle medesime.
Le istituzioni non devono giocare di rimessa ma svolgere un ruolo
indispensabile di proposta facendo capire alle aziende elettriche che il no
al carbone non è solo uno slogan, ma esprime l’esigenza che esse rinuncino
ad ingiuste pretese, rifiutate come si è visto anche durante la grande
manifestazione del 19 giugno da una coscienza collettiva non più disposta a
subire arroganze ed abusi.
Ed intanto è necessario che le strutture pubbliche preposte, a partire
dall’ARPA, intensifichino i controlli che sino ad oggi sono stati gravemente
carenti sia sotto l’aspetto quantitativo che qualitativo.
E’ questo un discorso che le nostre associazioni vogliono seriamente fare
con la Regione Puglia e le Amministrazioni locali.
COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO:
Italia Nostra, Legambiente, WWF Brindisi, Fondazione “Dott. Antonio Di
Giulio”, Fondazione “Prof. Franco Rubino”, A.I.C.S., ARCI, Forum ambiente
salute e sviluppo, Medicina Democratica, Lipu, Comitato per la Tutela
dell’Ambiente e della Salute del Cittadino, Comitato cittadino “Mo’ Basta!”,
Comitato Brindisi Porta d’Oriente, Salute Pubblica. |
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